E-Commerce – APRIRE UN E-COMMERCE: Costi e Burocrazia per vendere online

Il termine “e-Commerce” comprende le operazioni relative ad attività commerciali e transazioni effettuate per via elettronica: commercializzazione di beni e servizi, distribuzione online di contenuti digitali, effettuazione di operazioni finanziarie e di Borsa, appalti pubblici per via elettronica e altre procedure transattive della PA.

La vendita si realizza tramite piattaforma web, su cui il venditore carica il catalogo prodotti/servizi così che il compratore lo possa consultare online, scegliendo i prodotti da acquistare e inviando l’ordine.

A seconda del profilo cliente si parla di:

  • Business to Consumer (B2C): azienda che vende a un privato.
  • Business to Business (B2B): azienda che vende a un’altra azienda.

Avvio attivitàec1

Il commercio elettronico riveste oggi grandi potenzialità di business, anche associato al Social Commerce (sfruttando la sinergia dei social network per la vendita grazie all’interazione tra utenti e allo scambio di feedback).

Una buona occasione per molte Aziende giovani e startup con buone idee e buoni prodotti/servizi.
Tanto più che la Direttiva 2000/31/CE stabilisce che si possa avviare un e-commerce senza autorizzazioni preventive (fermi restando i requisiti professionali per lo svolgimento di specifiche attività).

Regole da seguire

Il commercio elettronico comprende un’ampia gamma di servizi forniti online: dallo scambio di dati e informazioni alla negoziazione e conclusione di contratti, oltre alle classica transazione a saldo di prodotti e servizi acquistati che, in caso di vendita di beni immateriali, ne includono la consegna.

Elemento comune ad ogni operazione, la rete web.
Il decreto legislativo n. 70/2003, recepisce in Italia la direttiva comunitaria n. 2000/31/CE.

In base alla definizione fornita dall’art. 2 – nonché da quanto indicato nell’art. 1 della legge n. 317/1986 e successive modifiche – ne sono oggetto, in sostanza, i servizi prestati a distanza per via elettronica, mediante apparecchiature di elaborazione e memorizzazione dati. Inoltre, tale definizione è integrata dalla direttiva 2000/31/CE, che vi include la trasmissione di informazioni su rete di comunicazione, la fornitura di accesso a una rete di comunicazione, lo stoccaggio di informazioni e i servizi trasmessi da punto a punto (come ad esempio, la trasmissione di video a richiesta).

Sono esclusi, invece, l’impiego della posta elettronica o l’utilizzo di altre comunicazioni individuali da parte di persone fisiche che operano al di fuori della loro attività commerciale, imprenditoriale o professionale, anche se usate per concludere contratti tra tali persone (consumer to consumer).

Una particolare regolamentazione viene prevista per le libere professioni. Il decreto ha come scopo quello di promuovere la libera circolazione dei servizi. Come? Attraverso due strumenti, o meglio principi: 1. paese d’origine 2. assenza di autorizzazioni preventive

L’art. 3 dispone che i servizi da un prestatore stabilito sul territorio italiano devono conformarsi alle disposizioni nazionali applicabili nell’ambito regolamentato, oltre che alle norme del decreto. I servizi legalmente forniti in Italia, dunque, possono essere liberamente prestati in tutti i paesi della Comunità, anche nel caso in cui le legislazioni nazionali siano differenti.

In alcuni casi, lo Stato in cui risiede il destinatario del servizio può limitare i servizi provenienti da un altro Stato membro. In particolare, tra i settori rimessi al controllo del paese di destinazione, il decreto include la validità formale dei contratti che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili, nel caso in cui tali contratti debbano soddisfare requisiti formali richiesti dalla legge dello Stato membro in cui il bene immobile è situato.
Altre deroghe al principio del paese d’origine sono previste dal successivo art. 5, il quale dispone che, per determinati motivi e in determinate condizioni, possono essere adottati in Italia provvedimenti limitativi della libertà di circolazione di alcuni servizi proveniente da un altro Stato membro.images

Conformemente a quanto disposto nella direttiva comunitaria, la norma svincola l’accesso all’attività di prestazione di servizi e il suo esercizio da qualunque forma di autorizzazione preventiva.
Restano, tuttavia, impregiudicati i requisiti di accesso a particolari tipi di attività previsti dalle varie normative nazionali, quando non riguardino specificatamente ed esclusivamente i servizi della società dell’informazione.

D’altra parte, l’assenza di autorizzazioni è compensata dalla previsione di alcuniobblighi informativi in capo al prestatore di servizi, che si aggiungono a quelli già previsti nelle norme di attuazione della normativa comunitaria in materia di contratti a distanza, oltre che agli obblighi informativi previsti perspecifici beni e servizi.

Per facilitare identificazione e reperimento del prestatore di servizi, il decreto impone a quest’ultimo di fornire ulteriori informazioni per le comunicazioni commerciali, che devono contenere in modo chiaro e inequivocabile una speciale informativa, diretta ad evidenziare la natura commerciale della comunicazione e la persona fisica o giuridica per conto della quale la comunicazione commerciale è effettuata

L’art. 12 del decreto, che insieme al successivo art. 13 disciplina la conclusione del contratto per via telematica, indica, le informazioni che il prestatore di servizi deve fornire ai fini della conclusione del contratto e prima dell’inoltro dell’ordine, da parte del destinatario del servizio.

L’obbligo informativo in questione può essere derogato, mediante diverso accordo delle parti, esclusivamente nei rapporti business to business, ma costituisce norma imperativa per i rapporti business to consumer.

Va addirittura oltre la lett. c) dell’articolo in commento, che prescrive di fornire informazioni sui mezzi tecnici messi a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati prima di inoltrare l’ordine al prestatore; la previsione richiede la predisposizione di meccanismi idonei a tal fine.

Il secondo comma dell’art. 12 limita gli obblighi informativi in esso previsti all’ipotesi dicontrattazione per adesione, il terzo comma, infine, prevede l’obbligo (sia nell’ipotesi di contrattazione per adesione sia in caso di scambio di messaggi di posta elettronica o comunicazioni equivalenti) di mettere a disposizione del destinatario del servizio le clausole e le condizioni generali del contratto e di renderne possibile la memorizzazione e la riproduzione.

La regola generale è dettata dall’art. 13, comma 1, il quale rinvia alla disciplina comune prevista dal codice civile. Differenti letturesono state date alla successiva disposizione del comma 2 che impone al prestatore l’obbligo di informare, senza ingiustificato ritardo e per via telematica, della ricevuta dell’ordine del destinatario contenente un riepilogo delle condizioni generali e particolari applicabili al contratto, le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del bene o del servizio e l’indicazione dettagliata del prezzo, dei mezzi di pagamento, del recesso, dei prezzi di consegna e di tributi applicabili.

Secondo alcuni, infatti, tale disposizione detterebbe una regola speciale in materia di conclusione del contratto telematico, individuando come momento del suoperfezionamento la comunicazione dell’avvenuta ricezione dell’accettazione.

In base ad un’altra lettura, invece, la norma non costituirebbe una deroga alla disposizione generale del primo comma, collocandosi l’assolvimento da essa richiesto in una fase successiva a quella della conclusione del contratto, con la funzione di formalizzare l’avvenuta individualizzazione del rapporto tra prestatore e destinatario e riepilogare le informazioni.

Il terzo comma dell’art. 13 prevede, infine, una presunzione di ricevimento dell’ordine e della ricevuta al momento in cui le parti hanno la possibilità di accedervi.

Il legislatore italiano ha ritenuto di non dover adottare misure di attuazione del principio di non discriminazione, nella conclusione del contratto, degli strumenti telematici rispetto a quelli tradizionali, dettato dall’art. 9 della direttiva, trattandosi di un principio già operante nell’ordinamento nazionale.

Ha riprodotto, invece, all’art. 11 del decreto l’elenco delle categorie di contratti per le quali la direttiva comunitaria prevedeva la facoltà degli Stati di escludere la conclusione per via telematica:

  • che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili, eccetto quelli in materia di locazione;
  • che richiedono per legge gli interventi di organi giurisdizionali, pubblici poteri o professioni che implicano l’esercizio di pubblici poteri;
  • di fideiussione o di garanzie prestate da persone che agiscono a fini che esulano dalle loro attività commerciali, imprenditoriali o professionali;
  • disciplinati dal diritto di famiglia o di successione.

Il legislatore italiano ha aggirato l’ostacolo, disponendo che il decreto non si applica a queste categorie di contratti.

L’approccio del decreto su questo aspetto è stato oggetto di forti critiche da parte dei primi commentatori.

La formula utilizzata è stata, infatti, definita vuota e la soluzione adottata è stata ritenutacontraria ad ogni ragionevole previsione, in base alla quale si sarebbe senz’altro escluso che, in sede di recepimento della direttiva, potesse essere fatta eccezione, relativamente ai contratti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari, al principio di non discriminazione degli strumenti telematici nella conclusione del contratto.

Questa disposizione rende possibile la stipula per via telematica di tutti i contratti di alienazione per i quali è necessaria ad substantiam la scrittura privata e, ai fini della trascrizione, la scrittura privata autenticata.

Vendita online occasionale

Il giovane che lavora come freelance e offre prestazioni occasionali via Internet può esercitare libera attività fino a 5.000 euro l’anno di ricavi, rilasciando ricevuta con l’indicazione di prestazione occasionale ai sensi dell’articolo 67 lettera i) del DPR 917 del 1986. La nota sarà soggetta a ritenuta d’acconto del 20% (redditi da inserire in dichiarazione dei redditi) e, nel caso di compensi superiori a 77,47 euro, a imposta di bollo. Oltre 5.000 euro è necessario aprire Partita IVA e iscriversi alla Gestione separata dell’INPS.

Attenzione: non tutte le attività di commercio elettronico rispettano il requisito della “occasionalità” e sempre più frequentemente la Guardia di Finanza esegue accertamenti sui venditori che si celano dietro finte prestazioni occasionali.In sintesi: il giovane che offre i propri servizi professionali usando il web per trovare clienti o che effettua vendite occasionali su eBay può evitare di aprire Partita IVA fino ad un reddito non superiore  a 5.000 euro annui; se intende avviare un e-commerce, acquistare merci e rivenderle al consumatore deve aprirla poiché in è assente l’occasionalità della prestazione.

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Sono sempre più numerosi coloro che si dedicano all’e-commerce, ma a volte questa non è l’attività principale e quindi si potrebbe essere portati a credere che i guadagni da essa derivanti non costituiscano reddito d’impresa.

Vendita online abituale

Una recente sentenza della Commissione tributaria ha invece chiarito che, se la vendita online non è occasionale ma abituale, i guadagni derivanti dalle cessioni effettuate sul web non possono essere qualificati come redditi diversi o “redditi occasionali”, autorizzando l’attività impositiva dell’ufficio.
Esercizio per professione abituale

Questo conferma quanto stabilito da un’altra sentenza: «la nozione tributaristica dell’esercizio di imprese commerciali non coincide con quella civilistica, giacché l’art. 51 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 intende come tale l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate dall’art. 2195 cod. civ.» come “attività intermediaria nella circolazione dei beni”, svolta in modo abituale ancorché non esclusiva, anche se non strutturate in forma di impresa.

Requisito organizzativo

Al contrario il requisito organizzativo è alla base della qualificazione civilistica di impresa, come sottolineato dalla Cassazione nella sentenza 27211/2006.

E-commerce come attività d’impresa

Pertanto, per il Fisco, si configura l’attività di impresa ogni qualvolta vi sia un numero rilevante di transazioni di e-commerce che evidenzino una certa abitualità. I derivanti proventi sono considerati automaticamente redditi di impresa. Chi vende online, praticando una vera e propria attività d’impresa deve quindi dichiarare ai fini delle imposte dirette, IVA ed IRAP, i ricavi derivanti da tali transazioni poiché ritenuti redditi derivanti dall’esercizio di impresa commerciale.

Adempimenti

Per avviare un’attività vera e propria è dunque necessario costituire una società davanti al notaio, con spese che potrebbero superare il migliaio di euro tranne nel caso di costituzione di società a responsabilità limitata semplificata (senza oneri notarili). Seguono i classici adempimentiiscrizione alla Camera di Commercio (tramite ComUnica) e presentazione della SCIA allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune nel quale si intende avviare l’attività

Occorre inoltre comunicare all’Agenzia delle Entrate l’indirizzo del sito Web, i dati identificativi dell’Internet Service Provider, l’indirizzo di posta elettronica, il numero di telefono e di fax. La vendita a operatori economici di altro Paese UE prevede anche l’iscrizione nella banca dati VIES (Vat Information Exchange System).

Avvio d’impresa in un giorno con SUAP, ComUnica e SCIA

La riforma dello Sportello Unico per le Attività Produttive e il contestuale sbarco online deiSUAP hanno portato finalmente a compimento il progetto “Impresa in un giorno” per la libera iniziativa economica grazie allo snellimento burocratico che abbatte costi e tempi: lo sportello virtuale SUAP è infatti da oggi l’interfaccia unica di riferimento per tutti i procedimenti legati all’esercizio di attività produttive (localizzazione, realizzazione, trasformazione, ristrutturazione o riconversione, ampliamento o trasferimento, cessazione o riattivazione delle attività) e prestazione di servizi.

ComUnica, SUAP e SCIA

  • Con ComUnicaè possibile costituire l’impresa in un giorno presentando unapratica unica.
  • Tramite i SUAPè possibile, nel medesimo giorno, anche avviare l’attività.
  • Con la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) si sostituiscono autorizzazioni, licenzi, concessioni non costitutive, permessi o nulla osta comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio dell’attività imprenditoriale, commerciale o artigianale, in quanto si auto-certificano i requisitiche le varie leggi prevedono.

PMI.it ha approfondito l’argomento “ComUnica” con test e interviste ai protagonisti del servizio, gli imprenditori.

Uniche eccezioni per il ricorso al SUAP, i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e gli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia, all’amministrazione delle finanze, compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito anche derivante dal gioco, e quelli imposti dalla normativa comunitaria.

Attraverso i SUAP comunali accreditati, ai quali sono trasferite le competenze di gestione informatizzata di qualunque attività produttiva e di prestazione di servizi in forma di impresa, da fine marzo è possibile dare avvio a un’attività imprenditoriale attraverso l’invio esclusivamente telematico della SCIA.

Lo switch off è stato infatti fissato per il primo aprile 2011, eccetto per l’avvio di imprese che necessitano un iter autorizzativo più complesso. Da tale data la documentazione cartacea non sarà più accettata. Per i Comuni in ritardo ci sono però altri sei mesi di tempo di periodo transitorio a doppio regime.

A supportare l’avvio delle attività imprenditoriali, a breve verrà istituito un soggetto privato, l’Agenzia per le Imprese, che avrà il compito di verificare la documentazione presentata.

Il portale Impresainungiorno.gov.it gestisce i servizi informativi connessi ai SUAP sulla base di modalità concordate con l’associazione dei Comuni. La sezione del portale dedicata alle imprese permette anche di adempiere alle procedure amministrative necessarie. La SCIA si presenta per via telematica individuando il proprio SUAP territorialmente competente nella lista presente sul sito. Se il Comune è presente in archivio saranno visualizzati recapiti e riferimenti, unitamente al collegamento Web per accedere al sistema informativo utilizzato dal Comune per avviare il procedimento di inoltro informatico dell’istanza.

Costi

Per quanto riguarda i costi amministrativi si va da poche decine di euro per il pagamento dei diritti di segreteria al Comune ove si presenta la SCIA, ad un centinaio di euro per l’apertura della Partita Iva e per il diritto annuale dellaCamera di Commercio.

Spazio web. Chi decide di avviare un e-commerce deve mettere a budget la piattaforma che permette di svolgere l’attività. Tale spesa può anche ammontare a migliaia di euro e comprendere l’acquisto del servizio di hosting (allocazione sui server degli ISP), la prestazione di programmatori e web designer, prima e dopo l’avvio, l’acquisto di hardware, software e backup. In alternativa, esistono sul mercato soluzioni low-cost in cui si acquistano pacchetti pronti e completi, a misura si start-up.

Dati web obbligatori

  • Nome, denominazione o ragione sociale;
  • domicilio e sede legale;
  • contatto telefonico ed e-mail;
  • numero di iscrizione al repertorio delle attività economiche, REA o registro imprese;
  • eventuale ordine professionale e numero di iscrizione presso cui il prestatore è iscritto;
  • titolo professionale e Stato membro in cui è stato rilasciato;
  • numero di Partita Iva;
  • indicazione chiara e inequivocabile di prezzi e tariffe applicate.

 

Sito aziendale: tutti gli obblighi web

In questo articolo facciamo una rapida analisi dell’intera disciplina riguardante gli obblighi a carico delle imprese con un sito aziendale, che variano a seconda del tipo di attività svolta.

Società

L’art. 2250 del Codice Civile, modificato dall’art. 42, L. 88/2009 impone alle società di capitali di pubblicareinformazioni legali nei propri atti, nella corrispondenza, nello spazio elettronico collegato alla rete telematica ad accesso pubblico sul quale si effettua attività di comunicazione e negli altri luoghi virtuali dicomunicazione, come email e profili sui social networks.

Dati da pubblicare: ragione sociale, sede legale, Codice Fiscale e Partita IVA, posta elettronica certificata (PEC), Ufficio del Registro dove si è iscritti, numero Repertorio economico amministrativo (Rea), capitale in bilancio (società di capitali), l’eventuale liquidazione in seguito a scioglimento, eventuale stato di società con unico socio (Spa e Srl unipersonali), società o ente alla cui attività di direzione e di coordinamento la società è soggetta (art. 2497-bis c.c.).

Partite IVA

L’obbligo di pubblicare la Partita IVA sulla home page del sito per i soggetti passivi è confermato anche dall’art. 35, D.P.R. 633/1972, modificato dall’art. 2, D.P.R. 404/2001, mentre la R.M. 16 maggio 2006, n. 60/E sottolinea che l’onere di pubblicazione riguarda anche siti web utilizzati per motivi pubblicitari.

E-Commerce

Per le aziende che svolgono attività di commercio elettronico, l’art. 7, D.Lgs. 70/2003 impone di rendere accessibili gli estremi del venditore (domicilio o sede legale) e delprestatore (compresa posta elettronica), il numero di iscrizione Rea o Registro Imprese; indicazione ed estremi dell’autorità competente in caso di attività soggetta a concessione, licenza o autorizzazione.

Sanzioni

Per il mancato rispetto delle disposizioni dell’art. 2630 c.c., modificato dall’art. 42, co. 1, L. 88/2009, sono previste sanzioni pecuniarie:

  • per mancato adempimento degli obblighi di cui all’art 2250, co. 1, 2, 3, 4, c.c. (amministratore, sindaco, liquidatore, amministratore giudiziario e commissario governativo) tra 206 e 2.065 euro dalla Camera di Commercio;
  • per inadempienze di comunicazione imposte dalla legge tributaria tra 258,23 e 2.065,83 euro.

Privacy utenti web

La legge impone la riservatezza dei dati sensibili degli utenti lasciati sul sito aziendale: quando vengano richiesti per iscriversi ad una newsletter o per contattare la società, è necessario richiedere un consenso informato, espresso solo dopo la lettura dell’informativa sulla tutela della privacy.  In caso di mancata indicazione dell’informativa sono previste per il responsabile del trattamento sanzioni tra 6.000 e 36.000 euro (art. 161, D.Lgs. 196/2003).

Anche sessioni telefoniche e accessi online vanno protetti da uso indesiderato, fraudolento o accidentale, e si impone la notifica dell’eventuale uso di cookies che memorizzano i dati di navigazione ricostruendo usi e abitudini online.  Ciò è frutto di due recenti decreti legislativi in vigore da giugno 2012: il D.Lgs. 28.5.2012, n. 69 e il D.Lgs. 28.5.2012, n. 70.

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Fusioni o scissioni

In caso di progetto di fusione o scissione è possibile pubblicare le notizie sul sito internet invece che iscriverle sul Registro Imprese (artt. 2501-ter, 2501-quater, 2501-quinquies e 2501-septies c.c., modificati dal D.Lgs. 22.6.2012, n. 123). La pubblicazione web deve però garantire sicurezza del sito (per quanto non esista un sistema verificabile), autenticità dei documenti e certezza della data di messa online tramite firma digitale e marcatura temporale. In questo modo si risparmia su costi (diritti di bollo e segreteria: circa 150 euro), tempi (pubblicazione immediata) e burocrazia (niente invio documenti ai soci).

Fatture di vendita e IVA

Il cliente che accede al sito, dopo aver preso visione dei prodotti, esegue la procedura di acquisto compilando l’ordine ed eseguendo il pagamento. L’impresa invia la merce ed emette fattura, ma le vendite ai consumatori finali sono esonerate dall’obbligo di emissione salvo richiesta dal cliente, così come da scontrino e ricevuta fiscale. Il venditore dovrà però annotare i corrispettivi giornalieri delle vendite, IVA compresa, nel registro dei corrispettivi.

Del commercio elettronico si è occupata anche la Comunità Europea emanando specifiche direttive, tra cui la Direttiva 2003/31/CE recepita in Italia con Decreto Legislativo n. 70 del 9 aprile 2013 a cui si rimanda per ogni utile approfondimento.

IVA, guida alla fatturazione per operazioni estere

Guida agli obblighi in tema di fatturazione e IVA di committente o prestatore di servizio, diversi a seconda della nazionalità, comunitaria o extra UE.

Un’impresa o professionista che si trovi ad avere scambi di servizi con operatori non italiani ha obblighi diversi in materia IVA a seconda che l’azienda straniera sia europea o extra-europea e che sia cliente o fornitrice: in ogni caso è fondamentale stabilire il momento esatto dell’effettuazione dell’operazione, utilizzando criteri e regole sulle quali ha fatto chiarezza la circolare 16/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate.

Obblighi IVA

  • Per prestazioni ricevute da operatori fuori dai confini nazionali, ilcommittente italiano passivo IVA è debitore d’imposta: se l’operazione è europea l’IVA si paga coninversione contabile, se è extra-europea, è necessaria l’autofattura;
  • per prestazioni effettuata nei confronti di un committente estero, ricorre l’obbligo di fattura con l’indicazione “inversione contabile” se il committente è europeo, “operazione non soggetta” se extra-UE.

Effettuazione operazioni

Il momento in cui l’operazione si considera effettuata è rilevante per adempiere correttamente ai vari obblighi di legge: integrazione e registrazione fattura; emissione e registrazione autofattura; emissione fattura per operazioni attive; liquidazione ed eventuale versamento imposta.

A tale scopo, vanno anche individuati i momenti di ultimazione del servizio e di maturazione dei corrispettivi visto che, in base alla all’articolo 6, comma 6Dpr 633/1972(in parte modificato dalla Legge di Stabilità 2013 e dalla Legge Comunitaria 2010) le prestazioni di servizi, sia verso che da parte di un operatore estero: «si considerano effettuate nel momento in cui sono ultimate ovvero, se di carattere periodico o continuativo, alla data di maturazione dei corrispettivi». Se viene effettuato un pagamento prima dell’ultimazione dell’operazione, la prestazione «si intende effettuata, limitatamente all’importo pagato, alla data del pagamento».

Infine, se le prestazioni sono effettuate «in modo continuativo nell’arco di un periodo superiore a un anno e se non comportano pagamenti anche parziali nel medesimo periodo, si considerano effettuate al termine di ciascun anno solare fino all’ultimazione delle prestazioni medesime».

Obblighi del committente

Il committente nazionale, in base all’articolo 17, comma 2, dello stesso Dpr 633/1092, modificato dalla Legge di Stabilità, dal primo gennaio 2013 deve:

  • numerare la fatturadel fornitore comunitario e integrarla con l’indicazione delcontrovalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono a formare la base imponibile dell’operazione espressi in valuta estera, nonché dell’ammontare dell’IVA, calcolata secondo l’aliquota applicabile (articolo 46, comma 1, dl 331/1993);
  • annotare la fattura, come sopra integrata, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione, e con riferimento al mese precedente, distintamente nel registro IVA vendite(articolo 23, DPR n. 633/1972), secondo l’ordine della numerazione, con l’indicazione anche del corrispettivo espresso in valuta estera (articolo 47, comma 1, Dl 331/1993);
  • annotare la fattura integrata, distintamente, anche nel registro IVA acquisti(articolo 25, DPR 633/1972), per esercitare la detrazioneeventualmente spettante (articolo 47, comma 1, dl 331/1993). In particolare, come già chiarito con la circolare n. 37/E del 29 luglio 2011, la fattura potrà essere annotata a partire dal mese in cui l’imposta diviene esigibile e fino alla scadenza della dichiarazione annuale relativa al secondo anno in cui l’imposta è divenuta esigibile (termine ultimo per esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA ex articolo 19);
  • emettere autofatturaentro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (nel caso di mancata ricezione della fattura del fornitore comunitario entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione), e annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente (articolo 46, comma 5, e articolo 47, comma 1, DL 331 del 1993).

Prestazione e corrispettivi

Per quanto riguarda le “operazioni uniche” (che comportano una singola esecuzione), l’effettuazione dell’operazione coincide con l’ultimazione, mentre nel caso di prestazioni “continuative o periodiche” coincide con la maturazione del corrispettivo. In entrambi i casi, sono rilevanti le clausole contrattuali, ma comunque si osserva che il momento di “ultimazione della prestazione” o di “maturazione del corrispettivo” non sempre coincide con quello in cui si realizza effettivamente il pagamento del corrispettivo. Esempio: un contratto in cui la maturazione del corrispettivo avviene al termine di ogni bimestre, mentre il pagamento entro il 15 del mese successivo. In questo caso, il momento di esigibilità dell’imposta è la scadenza del bimestre, non il pagamento.

Casi particolari

Da un punto di vista operativo, i nuovi criteri di individuazione del momento di effettuazione dell’operazione, attraverso ultimazione del servizio o maturazione dei corrispettivi, può non essere di agevole applicazione, può succedere ad esempio che prestatore e committente non abbiano la medesima percezione dello stato di esecuzione della prestazione. In questo caso (sfasamento temporale tra ultimazione della prestazione e conoscenza dell’ultimazione stessa da parte del committente), saranno i documenti scambiati tra le parti sullo stato di avanzamento dei lavori e sull’ammontare del corrispettivo, ad avere un ruolo determinante per la tempistica degli adempimenti contabili che il committente/prestatore dovrà effettuare ai fini dell’assolvimento dell’imposta.

Altro caso: il corrispettivo non è determinabile perché legato ad elementi fattuali non ancora realizzati, e pertanto non conosciuti dalle controparti, alla data di effettuazione dell’operazione. Qui, l’ultimazione della prestazione o la maturazione del corrispettivo possono essere individuati nel momento in cui saranno noti tutti gli elementi, in base a criteri previsti dal contratto, e a quel punto scatta anche l’obbligo di assolvimento IVA.Quando il prestatore del servizio è un comunitario, l’imposta è esigibile al momento di ricezione della fattura, a prescindere dall’effettuazione del pagamento: come detto, il committente italiano la assolve con il criterio dell’inversione contabile.

Se il prestatore del servizio è extra UE, la ricezione di un qualunque documento da quest’ultimo emesso, volto a certificare l’operazione resa, è indice dell’ultimazione dell’operazione o della maturazione del corrispettivo, con conseguente obbligo di emissione dell’autofattura da parte del committente nazionale. Infine, per le prestazioni che durano più di un anno, l’Iva va pagata al termine di ciascun anno (e comunque dopo 12 mesi dall’inizio del servizio), fino a quando la prestazione non è conclusa.

Il caso delle TLC

Ci sono prestazioni che, pur non essendo periodiche o continuative, necessitano tempi lunghi (come contratti di appalto o progettazione software) e prevedono pagamenti a determinati stati di avanzamento lavori: la data del pagamento è quella dell’esigibilitàdell’imposta, limitatamente all’importo pagato. Nel caso di particolari contratti, come quelli di Roaming, per cui l’effettuazione della prestazione non è sufficiente per la determinazione del corrispettivo, ma sono previste procedure di rendicontazione che in genere si esauriscono nel mese successivo a quello in cui il servizio è reso ed, entro tale termine, viene emessa la fattura, è ammissibile individuare il momento di effettuazione della prestazione con quello di emissione della fattura (approfondimenti:  Circolare16/E Agenzia delle Entrate).

 

 

Privacy nel Marketing: informativa e consenso

Guida agli obblighi aziendali nel trattamento dei dati personali, anche in relazione ad attività di marketing: l’informativa, il consenso e le sanzioni in caso di violazioni.

Informativa

Per una corretta gestione della Privacy in Azienda, il titolare del trattamento dei dati personali deve fornire ad ogni interessato, in forma scritta o verbale, l’informativa sulla privacydocumento in cui sono evidenziati:

  • scopi e modalità del trattamento cui sono destinati i dati
  • obblighi dell’informato nel fornire o meno i dati,
  • conseguenze cui va incontro l’interessato in caso di rifiuto,
  • nominativo delle persone, enti o società a cui possono essere forniti i dati,
  • diritti riconosciuti all’interessato,
  • nominativo del titolare e del responsabile del trattamento dei dati e relativi contatti.

Possono essere omesse le informazioni già conosciute dall’interessato ed è opportuno omettere riferimenti meramente burocratici o circostanze ovvie, mentre è necessario fornire un’informativa specifica quando il trattamento ha caratteristiche particolari o prevede forme inusuali di utilizzazione di dati rispetto alle ordinarie esigenze amministrative e contabili.

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L’informativa deve essere consegnata sempre, anche quando non è necessario ottenere il consenso dell’interessato. Il linguaggio dell’informativa deve essere chiaro, semplice e senza reiterazioni.

Quando non serve l’informativa? Il decreto sviluppo 2011 ha previsto la possibilità di omettere l’informativa all’interessato quando si tratta di curriculum spontaneamente trasmessi dall’interessato (in tal caso l’informativa dovrà essere fornita al candidato al momento del primo contatto successivo all’invio del curriculum) e nei trattamenti dei dati relativi alle persone giuridiche, imprese, enti o associazioni effettuati per finalità amministrativo-contabili.

Consenso

Il trattamento dei dati personali è ammesso solo con il consenso dell’interessato (in forma scritta, o anche verbale a meno che non si tratti di dati sensibili), ossia la libera manifestazione con cui accetta egli espressamente un determinato trattamento dei propri dati personali, su cui è stato preventivamente informato dal titolare del trattamento, mentre non è necessario quando deriva da un obbligo normativo.

Il titolare del trattamento è tenuto a raccogliere il consenso dell’interessato: è sufficiente che sia documentato per iscritto o annotato dal titolare su un registro, un atto o un verbale. Si deve invece ricevere il consenso sottoscritto direttamente dall’interessato quando il trattamento riguarda dati sensibili e, comunque, previa autorizzazione del Garante il quale comunica la decisione adottata entro 45 giorni, decorsi i quali la mancata pronuncia equivale a rigetto.

Il consenso dell’interessato non è necessario:

  • quando il trattamento viene posto in essere per dare esecuzione a un obbligo legale;
  • quando i dati provengono da registri ed elenchi pubblici o i dati sono relativi allo svolgimento di attività economiche da parte dell’interessato;
  • quando il trattamento dei dati è necessario per la salvaguardia della vita o dell’incolumità fisica di un terzo. Se la finalità riguarda l’interessato e questi non può prestare il proprio consenso a causa di incapacità di agire, il consenso è manifestato da chi esercita legalmente la potestà ovvero dal congiunto o da un familiare;
  • il trattamento dei dati è necessario ai fini dello svolgimento di investigazioni difensive o comunque per far valere un diritto in sede giudiziaria;
  • nei trattamenti dei dati dei curriculum ricevuti spontaneamente e trasmessi dagli interessati ai fini dell’eventuale instaurazione di un rapporto di lavoro. L’esonero dal consenso riguarda anche i dati sensibili eventualmente contenuti nei curriculum stessi;
  • nei trattamenti dei dati relativi alle persone giuridiche, imprese, enti o associazioni effettuati per finalità amministrativo-contabili;
  • quando i dati vengono trattati nell’esecuzione di un contratto o in fase pre-contrattuale;
  • nelle comunicazioni di dati infra-gruppo tra società, enti o associazioni con società controllanti, controllate o collegate ovvero con società sottoposte a comune controllo, nonché tra consorzi, reti di imprese e raggruppamenti ad associazioni temporanee di imprese con i soggetti ad essi aderenti per finalità amministrativo-contabili.

Email Marketing

Non è possibile inviare email per pubblicizzare un prodotto o un servizio senza aver prima ottenuto il consenso del destinatario. L’invio delle email è vietato anche per chiedere il consenso stesso per il successivo inoltro di comunicazioni commerciali.  L’indirizzo di posta elettronica, per il solo fatto di essere reperibile in rete o acquisibile da pubblici atti o registri non autorizza comunque un suo uso indiscriminato. E’ necessario un preventivo consenso quale condizione di liceità del trattamento dei dati per finalità di marketing.

L’errore in cui si incorre più facilmente è quello di recuperare da biglietti da visita o pagine web indirizzi di posta elettronica al fine di inviare comunicazioni elettroniche contenenti materiale pubblicitario: questa ipotesi può determinare una responsabilità civile perspamming nonché una responsabilità penale per illecito trattamento di dati personali.

Diffusione immagini e fotografie

Per riprodurre l’immagine o il ritratto di un soggetto è necessario richiedere preventivamente autorizzazione e ottenere il consenso scritto. Unica eccezione è rappresentata dalla diffusione dell’immagine di una persona connessa ad un fatto di interesse pubblico o svoltosi in pubblico.  E’, invece, fatto divieto di pubblicare e divulgare con qualsiasi mezzo immagini idonee a consentire l’identificazione di un minore anche nel caso di coinvolgimento in procedimenti giudiziari in materie diverse da quelle penali.

Il diritto all’identità personale è nato su quanto tracciato dal diritto all’immagine che consiste nel diritto dell’individuo di escludere altri dalla conoscenza delle proprie sembianze.

Violazioni e sanzioni

L’interessato che ritiene violata la propria privacy deve presentare protesta alla parte in causa, attendere risposta e solo successivamente può presentare istanza al Garante della Privacy: basta presentare istanza presso l’ufficio reclami o tramite e-mail o telefono. Non ci sono costi ad eccezione di probabili piccoli contributi per l’avvio della pratica.

Il destinatario di email indesiderate può rivolgersi al giudice civile e chiedere un risarcimento per la lesione dei propri diritti: è quanto affermato dal Garante in un provvedimento del 4 ottobre 2007.

Risarcimento danni

Il Codice Privacy prevede espressamente che chi arreca danni a terzi per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile: il danno non patrimoniale è oggetto di risarcimento anche nei casi di violazione delle norme sul trattamento dei dati, sulla loro raccolta e registrazione nonché sull’utilizzazione diversa dallo scopo per cui sono stati acquisiti.

L’individuazione del responsabile della violazione della privacy richiede la verifica degli obblighi violati e l’accertamento dell’avvenuta adozione o meno di tutte le garanzie necessarie per assicurare la protezione dei dati. Il titolare del trattamento, pertanto, dovrà dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee per evitare il verificarsi del danno. Queste alcune delle sanzioni amministrative:

  • omessa o non idonea informativa all’interessato da 6.000 a 36.000 euro;
  • cessione illecita di dati da 10.000 a 60.000 euro;
  • trattamento dei dati senza misure di sicurezza da 10.000 a 120.000 euro.

Le controversie derivanti l’applicazione delle disposizioni del Codice sono attribuite all’autorità giudiziaria ordinaria. Occorre, quindi, depositare ricorso presso la cancelleria dei tribunale del luogo ove risiede il titolare del trattamento. Il ricorso avverso un provvedimento del Garante deve essere proposto entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento o dalla data del rigetto tacito.

ricorsi proposti oltre tale termine saranno dichiarati inammissibili con ordinanza ricorribile per Cassazione. In ogni caso la proposizione del ricorso non sospende l’esecuzione del provvedimento del Garante, tuttavia se ricorrono gravi motivi il giudice può disporre diversamente in tutto o in parte. Qualora sussista pericolo imminente di danno grave e irreparabile il giudice può emanare i provvedimenti necessari.

Il giudice, quindi, fissa l’udienza di comparazione delle parti con decreto tramite il quale assegna al ricorrente il termine perentorio entro cui notificarlo alle parti e al Garante. Tra il giorno in cui avviene la notifica e l’udienza intercorrono non meno di trenta giorni. Se alla prima udienza il ricorrente non compare senza alcun legittimo impedimento il giudice dispone la cancellazione della causa dal ruolo, dichiara l’estinzione del processo e pone le spese di giudizio a carico del ricorrente.  Terminata l’istruttoria vengono depositate le motivazioni della sentenza in cancelleria entro trenta giorni. La sentenza non è appellabile ma è ammesso il ricorso in Cassazione. Con la sentenza il giudice accoglie o rigetta la domanda, prescrive le misure necessarie, dispone sul risarcimento del danno e pone a carico della parte soccombente le spese del procedimento.

Illeciti penali

Il soggetto che, al fine di trarre profitti, per se stesso o per altri, procede al trattamento dei dati personali in violazione di quanto disposto dal Codice della Privacy è punito con lareclusione da uno a tre anni. Nel caso in cui vengano fornite notizie e informazioni false nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante è prevista una reclusione da sei mesi a tre anni. L’omissione dell’adozione delle misure minime previste dal Codice è punito con l’arresto fino a due anni.

Il responsabile del trattamento può, tuttavia, dimostrare il suo ravvedimento operoso ed estinguere il reato regolarizzando le misure di sicurezza entro un periodo massimo di sei mesi e pagando entro sessanta giorni una somma pari ad un quarto del massimo stabilito per la sanzione amministrativa. Pertanto, se il responsabile del trattamento ottempera alla prescrizione e provvede al versamento della somma entro i limiti stabiliti dalla normativa ottiene la cancellazione del reato penale.

Andrea Tamburelli
CEO at | | + posts

Laureato in informatica, con un master in comunicazione digitale e web marketing ed una specializzazione triennale in Consulenza Retailing.
Specializzato in strategie di vendita e Network Makreting, consulente per numerose startup di successo, contributor per diversi autori d'oltreoceano, per reports, white papers e blogposts.
Dal 2010 Titolare di Like-MLM Strategies, l'unica azienda in Italia con la caratteristica di fornire ad aziende di network marketing o reti di vendita, assistenza software, consulenza startup e fornitura strumenti e strategie di vendita e gestione.
Detentore del brevetto di Like-MLM Diamond, un software con algoritmi speciali per il conteggio ed analisi dei piani compensi per il network marketing.
Fornisce piattaforme e strategie innovative di vendite focalizzate sulla fusione dell'online e della vendita tradizionale.

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